Rustichella d’Abruzzo e il Primo Grano Tour 2026, un inno all’Abruzzo e alla pasta di qualità

Un inno all’Abruzzo e alla pasta di qualità: è Primo Grano Tour 2026, l’evento dedicato al primo raccolto del grano abruzzese e alle antiche tradizioni contadine, organizzato da Rustichella d’Abruzzo, il rinomato pastificio abruzzese con oltre 100 anni di storia alle proprie spalle, la cui pasta “racconta l’Abruzzo dal 1924“.

Per raggiungere la qualità serve tempo”. Era questa la frase che aveva accompagnato il mio primo incontro con Primo Grano Tour, l’evento dedicato al primo raccolto del grano abruzzese e alle antiche tradizioni contadine organizzato da Rustichella d’Abruzzo, rinomato pastificio abruzzese con oltre 100 anni di storia alle proprie spalle, la cui pasta “racconta l’Abruzzo dal 1924“.

Otto anni dopo sono tornata a Pianelle, nel cuore delle colline pescaresi, per ritrovare quella stessa filosofia che aveva reso speciale quel viaggio: una pasta che nasce dalla conoscenza della materia prima, dalla cura dei dettagli e da un legame profondo con il territorio.

Molte cose sono cambiate, altre invece sono rimaste intatte. Perché in Rustichella d’Abruzzo il futuro non significa abbandonare la tradizione, ma trovare nuovi modi per proteggerla e valorizzarla.

La pasta come racconto dell’Abruzzo

Nata appunto nel 1924 a Penne come Pastificio Gaetano Sergiacomo, Rustichella d’Abruzzo è oggi una delle realtà italiane più conosciute nel mondo per la produzione di pasta artigianale di alta qualità.

Un patrimonio familiare oggi alla quarta generazione, portato avanti da Gianluigi e Maria Stefania Peduzzi, che ha saputo trasformare una produzione legata alle radici locali in un marchio internazionale presente in oltre 70 Paesi nel mondo: oltre l’80% della produzione è destinato ai mercati esteri, Nord America in primis.

Il segreto resta quello di sempre: selezione delle materie prime che si potrebbe definire maniacale, lavorazioni lente e rispetto dei tempi necessari per ottenere una pasta capace di esprimere al meglio consistenza, profumo e capacità di accogliere il condimento.

Il pastificio di Pianelle: dove artigianalità e tecnologia dialogano

Nel corso dell’evento ho avuto l’occasione di visitare nuovamente il pastificio storico di Moscufo: un ritorno alle origini. Qui si percepisce ancora oggi quella felice convivenza tra sapere artigiano e innovazione tecnologica che avevo scoperto nel 2018.

La produzione di formati di pasta tradizionali lunghi e corti segue ritmi lontani dalla logica industriale: la pasta viene trafilata al bronzo (e non al teflon) per ottenere quella superficie ruvida e porosa che trattiene il condimento, mentre l’essiccazione lenta e costante a basse temperature permette di preservare caratteristiche organolettiche e qualità nutrizionali.

Insieme alla qualità assoluta della materia prima (la semola di grano duro), sono proprio il tempo e la temperatura gli elementi che fanno la differenza: un processo che può richiedere molte ore e che si contrappone ai tempi estremamente più rapidi della produzione industriale.

Il risultato? Una pasta senza lesioni, che in cottura non si rompe.

Qualche dato: in questo pastificio si producono 350 kg circa di pasta contro i 7.000 circa di uno stabilimento industriale che produce pasta. Una bella differenza, un dato che ci racconta già molte cose sulla cura e l’attenzione che viene riposta nella pasta firmata Rustichella.

Qui in Rustichella d’Abruzzo, del resto, nulla è lasciato al caso: anche l’umidità dell’aria diventa un elemento da monitorare, perché la pasta resta un prodotto vivo, profondamente legato all’ambiente in cui nasce.

La nuova sfida: il pastificio dedicato alla pasta all’uovo

La novità di questo ritorno in Abruzzo è stata la visita allo stabilimento di Pianelle, dedicato alla produzione della pasta all’uovo e ai formati speciali, inaugurato nel 2020.

Uno spazio più tecnologico e progettato per rispondere alle esigenze di una categoria in crescita, mantenendo però la stessa filosofia produttiva che da sempre contraddistingue il marchio.

Qui innovazione e precisione diventano strumenti al servizio della qualità: tecnologie avanzate accompagnano la lavorazione senza sostituire la conoscenza della materia prima e il controllo attento di ogni fase produttiva.

La produzione 4.0 ha lasciato intatti i processi di lavorazione artigianale della pasta, sono stati invece automatizzati i livelli di controllo qualitativo (dosaggi dei semola, grado di umidità e di temperatura, ecc.) per arrivare a una qualità costante.

È forse questa la chiave più interessante del percorso di Rustichella d’Abruzzo: dimostrare che tradizione e tecnologia non sono mondi opposti, ma possono convivere quando il loro obiettivo comune resta l’eccellenza. Artigiani, ma all’avanguardia nell’innovazione.

Dal grano al piatto: una filiera che guarda al futuro

La ricerca sulle materie prime rimane uno dei pilastri dell’azienda. Rustichella d’Abruzzo continua a valorizzare varietà di grano italiane e antiche cultivar come Saragolla e Senatore Cappelli, con l’obiettivo di raccontare attraverso la pasta la biodiversità e la ricchezza agricola del territorio.

Una scelta che va oltre il prodotto finale: recuperare antiche varietà significa preservare conoscenze, agricoltura e paesaggi.

Perché una grande pasta non nasce soltanto in pastificio. Nasce nei campi, nelle mani degli agricoltori, nella cultura di un territorio.

Rustichella d’Abruzzo e il Primo Grano Tour 2026, un inno all’Abruzzo e alla pasta di qualità

Ed eccoci al momento clou della trasferta abruzzese: Primo Grano Tour, la festa dove si rivivono le antiche tradizioni contadine, si celebra il nuovo raccolto, la cultura della grano e l’eccellenza della pasta.

Negli anni passati la trebbiatura era la chiusura dell’anno granario, un momento speciale di condivisione per tutti i lavoratori dell’azienda agricola. Ed è proprio questo lo spirito che anima il Primo Grano Tour di Rustichella d’Abruzzo: un momento di gioiosa convivialità.

Ci siamo ritrovati nella Tenuta San Pellegrino a Penne, un luogo suggestivo e meraviglioso, circondato da terreni coltivati a grano (San Carlo) e vigneti, con vista unica sulle vette del Gran Sasso e le colline dell’area Vestina.

Anche stavolta ho potuto assistere alla pratica della trebbiatura: pura emozione. Dopodiché, via libera alla tipica cena della “trescatura”, la cena post raccolto.

Una festa da mangiare

Si parte dalle immancabili noccioline calde e da un trionfo di formaggi e salumi,  tutti alimenti che appartengono alla pratica contadina dell’interrompere il digiuno (sdijunë) per rifocillarsi e acquisire energie per continuare il lavoro.

Ho assaggiato ottimi fiadoni ripieni di formaggio e uova, la pizza fritta abruzzese (pizzonta) e un numero imprecisato di arrosticini.

Tra i piatti protagonisti della serata immancabile il timballo, la cui ricetta viene tramandata di generazione in generazione.

Il timballo, insieme a tanti altri piatti tradizionali proposti durante la festa, è stato preparato dal Ristorante La Bilancia di Loreto Aprutino, situato a metà strada tra il litorale adriatico e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, circondato da ulivi, vigneti, bellissime colline: è un tempio della cucina tradizionale abruzzese, teramana in particolare, dal momento che il territorio vestino era annesso alla provincia di Teramo fino al 1927.

La pasta di qualità firmata Rustichella è stata protagonista dello showcooking di chef Giovanni Cortese e Emmanuel Di Liddo, che hanno preparato il cremosissimo Scarpariello (pomodoro, parmigiano, pecorino).

Chef Massimiliano Cappucci ha cucinato invece le sue Virtù, una ricca minestra primaverile con legumi (tra cui il fagiolo tondino) e verdure.

Bevanda ristoratrice per eccellenza? Il vino, naturalmente, tra cui Trebbiano e Cerasuolo.

Dulcis in fundo, oltre alla pizza dolce teramana (che ricorda la zuppa inglese: semplicemente da urlo!), spazio alle sise delle monache della pasticceria Lullo (pasticcini di morbida pasta farcita con crema pasticcera e caratterizzate da una forma con tre protuberanze spolverate di zucchero a velo), alle sfogliatelle di Loreto Aprutino, ai bocconotti.

A chiudere i festeggiamenti lo splendido spettacolo della pupa abruzzese, la tipica bambola che balla fino a infuocarsi completamente. Il Ballo della Pupa è legato ad antichi riti propiziatori per la fertilità della terra: la Pupa è un fantoccio con sembianze femminili, sormontato da una struttura che emana fuochi d’artificio.

Un territorio da scoprire, da amare e da assaggiare

Primo Grano 2026 è stato una splendida occasione per visitare alcune zone di questa regione meravigliosa e ricca di tradizioni da (ri)scoprire, anche dal punto di vista eno-gastronomico.

A cominciare dalla Tenuta & Relais Masciangelo, una location incantevole (con piscina) nelle colline sopra Francavilla al Mare. Il ristorante Tema, che si trova al suo interno, è una tappa imperdibile per chi visita la zona.

Tutte le verdure sono coltivate nel loro orto (che si può visitare) e nei campi di loro proprietà, l’olio extra vergine di oliva che producono è strepitoso così come i vini della loro cantina. Tipo Park Brut Blanc, un ottimo metodo classico 80% chardonnay e 20% pinot noir, da provare con la Frittura croccante del loro orto, appunto.

L’applauso va però ai Cencioni Rustichella d’Abruzzo (si tratta di un formato di pasta simile all’orecchietta ma molto più grande,) con ricotta salata, pomodorini, melanzane e basilico: super!

Al ristorante La Corte di Pescara, invece, chef Massimiliano Cappucci ci ha preparato una interessante Laganella al limone Rustichella d’Abruzzo con verdurine, preceduta dal formaggio fritto (che secondo me dovrebbe diventare Patrimonio Unesco…se non lo è già…). E non andate via di lì senza aver assaggiato almeno un paio di Bombette alla Crema!

Tappa sul mare a Pescara? Fermatevi a pranzo da Alcyone Beach Club per uno Spaghetto Rustichella d’Abruzzo alle vongole e una croccante frittura di pesce. Una menzione per l’originale antipasto: Paccherini Blu Rustichella d’Abruzzo ripieni di gambero crudo e lampone!

Il consiglio wine? Abbinate a tutto un calice di Cerasuolo d’Abruzzo DOC Rosa-ae Torre dei Beati, Cordisco 100% (il 2024 è stato premiato con 3 bicchieri da Gambero Rosso). Merita.

Un viaggio che ricomincia dal gusto

Tornare da Rustichella d’Abruzzo dopo otto anni significa rendersi conto che alcune cose cambiano, mentre altre restano profondamente fedeli a sé stesse.

La tecnologia ha nuovi spazi, la produzione evolve, i mercati crescono. Ma il principio rimane quello del 2018: per raggiungere la qualità serve tempo. E pazienza.

E forse è proprio questo il valore più contemporaneo della pasta artigianale: ricordarci che alcune eccellenze non hanno bisogno di correre.

Se volete entrare nel mondo Rustichella d’Abruzzo e assaggiare questa pasta di qualità potete acquistare online qui.

(S.R.)

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