Tra le colline della Valpolicella e i riflettori di Vinitaly 2026, la cantina Ilatium Morini porta in scena una visione chiara: vini bianchi, bollicine artigianali e biologico come espressione contemporanea del territorio.
C’è un momento in cui una cantina smette di inseguire il mercato e inizia a interpretarlo. Per Ilatium Morini, realtà familiare con oltre sessant’anni di storia, questo passaggio coincide con una scelta precisa: mettere i vini bianchi al centro della propria identità produttiva.
A Vinitaly 2026 – cuore pulsante del vino italiano a Verona – la cantina ha presentato una selezione che racconta il presente e anticipa il futuro: Garganega biologica, etichette territoriali e una bollicina Metodo Classico in tiratura limitata.
Il cambiamento nel calice: perché i bianchi conquistano spazio
I numeri parlano chiaro: negli ultimi anni i vini bianchi hanno guadagnato terreno, arrivando a rappresentare circa il 60% della produzione nazionale.
Parallelamente, le bollicine continuano a crescere, trainate da una domanda sempre più orientata verso freschezza, versatilità e bevibilità.
In questo scenario, Ilatium Morini non segue una moda, ma consolida un percorso coerente, costruito nel tempo tra vigneti e cantina.
Le radici restano: i grandi rossi della Valpolicella
Se il futuro è bianco, la memoria resta profondamente rossa.
Tra le colline di Valpolicella, su suoli calcareo-argillosi, nascono vini iconici che continuano a definire l’identità della cantina: Amarone, Ripasso e Valpolicella Superiore. Etichette che raccontano profondità, struttura e una tradizione enologica radicata.
Accanto a loro, il Valpolicella DOC Biologico rappresenta la sintesi tra storia e visione contemporanea, con un’attenzione concreta alla sostenibilità.
Il cuore della proposta: Garganega, Soave e territorio
È però nei bianchi che emerge con maggiore forza la direzione intrapresa.
Il Soave DOC “Le Calle”, ottenuto da Garganega in purezza, esprime tutta l’eleganza dei suoli della Val d’Illasi: profumi di pesca, mela cotogna e agrumi, con una struttura morbida e un finale equilibrato.
Più immediato ma altrettanto identitario il Soave DOC Biologico, fresco e lineare, con note floreali e un caratteristico finale di mandorla.
Completa la gamma il Veneto Bianco IGT “Amitor”, aromatico e contemporaneo, capace di accompagnare diversi momenti della giornata, dall’aperitivo alla tavola.
Dolcezza e rarità: il Recioto di Soave
Tra le etichette più preziose spicca il Recioto di Soave DOCG “Sette Dame”, un vino da meditazione che nasce da uve appassite per mesi.
Note di miele, frutta esotica e datteri si intrecciano in un sorso intenso e persistente, che racconta la dimensione più lenta e riflessiva del vino.
Bollicine d’autore: dalla freschezza al Metodo Classico
Il percorso si completa con le bollicine, sempre più centrali nella proposta della cantina.
Il Metodo Charmat Brut Biologico, da uve Garganega, punta su freschezza e immediatezza, con profumi floreali e un sorso agile e sapido.
Ma è il Metodo Classico Extra Brut “Sette su Sette” a rappresentare il vertice qualitativo: oltre 70 mesi sui lieviti, lavorazione artigianale e una produzione limitata di circa 3.700 bottiglie.
Un vino complesso, elegante, capace di competere con le migliori espressioni del panorama spumantistico.
Una cantina di famiglia, tra tradizione e visione
Con sede a Mezzane di Sotto, Ilatium Morini è oggi guidata da sette membri della famiglia, uniti da un progetto comune che coniuga tradizione e innovazione.
I 50 ettari di vigneti si estendono tra Val di Mezzane, Valpantena e Val d’Illasi, territori diversi per microclima e composizione del suolo, che contribuiscono a definire la complessità dei vini.
Ogni fase produttiva, dalla vendemmia all’affinamento, è seguita con attenzione, nel rispetto dell’equilibrio naturale e della qualità.
Il vino come racconto del territorio
A Vinitaly 2026, Ilatium Morini non ha presentato solo una gamma di etichette, ma una visione precisa: il vino come espressione autentica del territorio e del tempo in cui nasce.
Una direzione che guarda ai bianchi, alle bollicine e al biologico senza rinunciare alle proprie radici. Perché, in fondo, ogni calice è un racconto – e qui, tra le colline veronesi, continua a evolversi con coerenza e carattere.
A rendere questo racconto ancora più significativo, per chi scrive, è anche un legame personale: il Soave “Le Calle” e il Valpolicella “Ilatium” hanno accompagnato il pranzo del mio matrimonio, trasformando questi vini in un ricordo intimo, oltre che in espressione autentica del territorio.
(S.R.)
